Manifesti birrari, arte e pubblicità.

Manifesti birrari, arte e pubblicità.

I manifesti birrari sono una parte molto affascinante dell’oggettistica birraria.

Argomento di grande interesse per i collezionisti, i manifesti sono anche un modo per gli appassionati di entrare nel mondo della birra e scoprire la sua grande storia, la sua evoluzione.

I birrifici sono sempre stati molto attivi nell’utilizzo di tutti i mezzi possibili per proporre il loro marchio, le loro birre, dai bicchieri, alle caraffe, alle targhe insegna, alle cartoline illustrate, ai sottobicchieri e a tutti gli oggetti nel quali raffigurare il loro marchio.

Manifesto dei primi del '900
Manifesto dei primi del ‘900

Uno dei mezzi pubblicitari di maggior fascino sono indubbiamente i manifesti prodotti fra gli anni ‘30 e gli anni ‘50, quando l’arte e la pubblicità si fondevano, dando vita a immagini che ancora oggi emozionano.

Per raccontarvi la storia dei manifesti birrari ho coinvolto Michele Airoldi, uno dei più noti ed esperti collezionisti di oggettistica birraria e autore del libro Antiche Birrerie Italiane.

Michele Airoldi, vita da Collezionista.

Michele Airoldi fin da ragazzo si dedica al collezionismo birrario.

Sostiene che collezionisti si nasce non si diventa.

Per diversi anni si affanna a raccogliere lattine fino a che la moglie Francesca, gli fa scoprire la bellezza dei bicchieri.

Trascorrono così numerose e stupende domeniche, frequentando i mercatini dell’antiquariato, alla ricerca di vecchi bicchieri pubblicitari.

Seguirà poi la passione per tutta l’oggettistica pubblicitaria legata alle birrerie italiane.

Nasce così l’idea di raccogliere in un volume la storia delle maggiori birrerie nate in Italia dagli inizi agli anni ’20.

Sempre con l’aiuto della moglie prepara la prima edizione dell’opera che vede la luce nel 2002: unico nel suo genere il libro raccoglie la storia e le immagini dei marchi nati oltre un secolo fa e tutt’ora presenti sul mercato: Wührer, Menabrea, Peroni, Forst, Moretti, Dreher, Poretti, Wunster, Itala Pilsen, Pedavena.

L’uscita del libro coinvolge Michele Airoldi, come esperto, in trasmissioni televisive e radiofoniche, come conferenziere in occasione di manifestazioni birrarie e diventa punto di riferimento per gli studenti universitari che devono fare tesi sulla birra, oltre che consulente di collezionisti del settore che necessitano di informazioni.

Diversi siti web propongono la sua storia delle birre italiane.

Nel 2014 pubblica il secondo volume Antiche Birrerie Italiane, arricchito con nuovi materiali, dal quale sono state tratte le immagini dei manifesti birrari che vedete nell’articolo.

Nel suo sito Collezionando birra Michele Airoldi ha riunito i pezzi della sua collezione mentre sulla sua pagina Facebook Collezionisti di oggetti birrari si incontrano e pubblicano immagini alcuni dei maggiori collezionisti del mondo birrario.

Il primo manifesto con figure a colori nasce nel 1889 nelle Officine Ricordi.

In Italia l’uso del manifesto arriva dopo alcuni decenni rispetto a Francia, Germania, Inghilterra, Austria, Belgio, Stati Uniti.

Il primo vero manifesto, figurato e a colori, può essere individuato in quello pro­dotto nel 1889 per l’opera Edgar di Giacomo Puccini, dall’illustratore Russo Hohenstein, che creò presso le Officine Ricordi (famose per la pubblicazione di partiture di opere liriche) un centro dove si trovarono ad operare i più noti illu­stratori.

Dalla Ricordi emerge anche il triestino Leopoldo Metlicovitz che da tecnico della stampa diventa importante illustratore.

II cartellonista più noto in Italia è Leonardo Cappiello, nato a Livorno nel 1875, che nasce come ritrattista e caricaturista.

Dal 1903 abbandona tale linguaggio per realizzare manifesti con immagini dove la forma grafica è creata per associarsi, nella memoria del pubbli­co, al nome del prodotto e diventarne un simbolo che chiamò “personaggio idea”.

Cappiello realizzò ben 3000 manifesti senza mai ripetersi, creando altresì personaggi dallo stile inconfondibile.

Dopo il 1925 muta il rapporto immagine-prodotto: il prodotto, prima quasi nascosto, viene evidenziato a scapito dell’idea pubblicitaria.

Napoli: il trionfo del manifesto in Italia.

Il periodo tra il 1896 ed il 1915 è un trionfo di manifesti e lo si deve ai Magazzini Mele di Napoli.

Questi magazzini di abbi­gliamento commissionano i loro manifesti ai maggiori illustratori dell’epoca: Cappiello, Metlicovitz, Dudovich, Villa, Laskoff ed altri.

Da ricordare in particolare la splendida serie del 1904, 1905, 1097, 1908, 1910, 1911 realizzata da Metlicovitz.

In questi anni operano anche il milanese Aldo Mazza, con la sua abilità di disegnatore e l’innata ironia, ed il pesarese Mario Borgoni, per la stupenda pubblicità della Birra Milano che trovate nelle illustrazioni.

Quasi con spregiudicatezza proietta in primo piano, provocante e prepotente, la nuda e formosa silhouette di una bruna ragazza meridionale mentre sullo sfondo si intravedono il duomo di Milano e le ciminiere fumanti della periferia industriale.

Fra tutta l’oggettistica pubblicitaria, i manifesti sono certamente quelli che hanno maggior fascino.

Dammiunabirra.it

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