Origini e storia della birra. 1 puntata.

Origini e storia della birra. 1 puntata.

La storia della birra ha radici antichissime legate all’evoluzione della storia dell’uomo.
Ritengo più opportuno che a raccontarla non sia il sottoscritto, ma Pietro Wührer, un grande personaggio del mondo birrario, nipote del fondatore e appasionato studioso della storia e della cultura della birra.
1a puntata.

Pietro Wührer ha scritto un prezioso volume sul tema “Origini e storia della birra”, oggi introvabile, di cui in suo ricordo ve ne propongo alcuni capitoli.

Pietro Wührer jr. nasce a Brescia il 20 dicembre 1879, nel 1897 frequenta a Worms un corso di specializzazione birraria che perfeziona a Monaco di Baviera.

È il 1898 quando il padre Franz Saverio Wührer, fondatore della omonima e storica fabbrica di Brescia, gli affida la direzione dell’azienda, dove apporta importanti innovazioni tecnologiche e produce birre in grado di competere con le migliori marche nazionali ed estere.

La birra al tempo dei Sumeri nella vecchia Babilonia.

La storia dell’uomo, noi tutti sappiamo, non è di nostra intera conoscenza, perché le sue remote origini si perdono nella prima fase vitale della terra e malgrado le continue ricerche degli scienziati per rintracciare le vestigia dell’uomo primitivo, esse rimangono in gran parte tuttora un mistero.

Questo vale per l’uomo come per tutte le cose che con la vita dei nostri progenitori hanno relazione, in quanto il loro uso in un’epoca tanto remota ha fatto sì che si perdesse totalmente la traccia della loro esistenza.

Eppure, siamo perfettamente in grado di rappresentarci al vivo le condizioni di questi tempi remoti in alcune loro manifestazioni; conosciamo le primitive forme politiche, le idee religiose, le divinità adorate, usi e costumi di vita, possediamo numerose creazioni artistiche.

L’analizzare le condizioni di vita, di alimentazione, di attività industriali e agricole di un’epoca lontana alcune migliaia di anni esercita un fascino singolare, fascino tanto più potente, in quanto nella Babilonia e nell’Egitto, come nella Cina, studiamo una civiltà interamente circoscritta in se stessa, senza influenze esterne.

Babilonia ed Egitto, su cui le prime notizie risalgono a settemila anni avanti Cristo, ci permettono di conoscere i germi della nostra stessa civiltà.

I documenti rimasti ci rivelano come, fin dal tempo più remoto, esistesse la birra.

Ci rivelano il progressivo sviluppo dell’industria birraria nata con quella del pane.

Ed è la storia assiro-babilonese che ci fa rilevare per prima la sua esistenza cominciata prima dell’egiziana e segna di conseguenza il principio della storia della umanità.

Noi siamo debitori ai Babilonesi assai più che agli Egiziani.

Non è fuori luogo sostenere che l’origine della civiltà umana è da ricercarsi nelle terre tra l’Eufrate e il Tigri e non nell’Egitto.

All’inizio i primi Babilonesi, semiti, vennero nel paese come nomadi e svolsero la civiltà dei Sumeri, che li avevano preceduti, emigrando dalle sponde settentrionali del golfo Persico nella Babilonia meridionale.

Si parla di Babilonia ed Assiria, poiché l’Assiria fu occupata dalle colonie Babilonesi, in cui gli emigrati Semiti rimasero divisi dalla popolazione Sumera.

Sappiamo, su concorde ammissione degli studiosi di storia, che anche della storia e della cultura ebraica è da ricercare per la massima parte in Babilonia.

In Babilonia esistono resti di edificio, che risalgono ad un’epoca anteriore di alcuni secoli a quelli ritrovati in Egitto: si tratta precisamente della rovine di Telloh. Esistono anche cilindri-sigilli che portano leggende, in lingua babilonese la cui scrittura cuneiforme fu inventata dai Sumeri prima del 4000 a.C.

Essa risale oltre le più antiche i degli antichi re Babilonesi, che nella babilonia settentrionale sono quelle dei re semitici di Akkad che regnarono al 3800 a.C. ed in quella meridionale, quelle dei re di Sirgulla intorno al 4000 a.C ..

Il punto di partenza cade tra il quinto e quarto millennio.

Tra gli oggetti di alto interesse ritrovati in questa epoca vi è un vaso (il vaso di Serse), sul quale è scritta una leggenda quadrilingue che lo rende prezioso nella storia dell’assiriologia.

Non c’è bisogno, né sarebbe possibile, soffermarsi sul lungo studio fatto da eminenti studiosi, che si resero benemeriti per la difficile decifrazione delle diverse scritture.

A noi basta prospettare semplicemente a quale scopo potevano essere usati nella vita questi vasi: dopo un attento esame e per analogia con sigilli-cilindri di terracotta dell’epoca dobbiamo ritenere che essi venissero usati per la raccolta di bevande come acqua, birra, ecc.

Anche i recenti scavi di Telloh sono ricchi di di iscrizioni cuneiformi.

Negli scavi di Taylor vennero alla luce una quantità i tavole e vasi di varie forme e grandezza, di terra cotta ed in rame, che lasciano capire come si produceva la birra.

Fa veramente meraviglia che si siano potuti ottenere importanti risultati con aiuto di monumenti e iscrizioni, poiché li avanzi dell’antica cultura in Babilonia e in Assiria, furono quasi tutti spazzati via e furono solo in piccola parte ricuperati da grandi cumuli di rovine.

Nell’Assiria la distruzione risulta prodotta dalla stessa mano dell’uomo in occasione della caduta di Ninive, che segnò la rovina del grande impero Assiro.

In altre zone, le rovine delle antiche sedi della civiltà furono dovute alla distruzione di molti canali che regolavano l’irrigazione della vallata dell’Eufrate rendendola una ubertosissima regione.

Altri fenomeni ancora diedero luogo ad importanti cambiamenti per i quali i tratti più meridionali del paese vennero ridotti ad un arido deserto ed il resto a paludi sconfinate.

Gli scavi di Ur.

Il museo del Louvre a Parigi ci mostra, fra i molti sigilli e tavolette, la testa di donna Sumera che ci riporta agli scavi ella città di Ur.

Di questa antica città sumerica di Ur, situata a 18 km, dall’attuale basso corso dell’Eufrate, le spedizioni organizzate da Sir Leonard Woolly per conto del British Museum, ne anno un ampio resoconto.

I risultati dei più antichi scavi eseguiti allo stesso Woolley nel Cimitero Reale di Ur, consistono soprattutto in impressione di sigilli, ancora anteriori all’invenzione della scrittura e decorati con motivi geometrici, figure e simboli, nonché in giare decorate con tinta rossa e nera.

In un altro strato più profondo furono rinvenute molte altre suppellettili e vasi decorati che fanno pensare ad una grande sovrapposizione di popolazioni diverse, il cui sistema di vita e di religione si può capire dalle scene narrate sui sigilli e sui vasi.

L’importanza di Ur per l’antica storia Babilonese e per le fasi della religione sumerica ci è nota già dalle conquiste del Taylor che misero in luce un grande numero di iscrizioni in terra cotta dei re di Ur e innanzi tutto di Ur-Ba’ u, che deve aver regnato intorno al 3600 a.C.

Ignoriamo invece a quale ceppo di popolazione facciano parte i benemeriti importatori dell’agricoltura, dei cereali, dell’idromele (che rappresentava già un forte movimento commerciale), della larga messe di suppellettili ritrovate nei diversi strati dove furono ritrovati numerosi vasi e tazze, anche metalliche, utilizzate per bere.

Le iscrizioni che contengono sono di riferimento alla vita religiosa di quel popolo.

La birra per il viaggio nell’Aldilà.

Nelle diverse tombe del Cimitero Reale si scoprì che i morti venivano forniti di una maggiore o minore quantità di oggetti, di cibo e di bevande, generalmente birra, a seconda della loro condizione sociale, per soddisfare i loro bisogni naturali durante il lungo viaggio nell’Aldilà.

Nessun altro simbolo religioso si è trovato nel Cimitero, che va datato al tempo della III dinastia di Ur, cioè al 2100 a.C.

Nelle tombe più recenti si nota un brusco mutamento: esse sono quasi prive di suppellettili, ben più povere di quelle dei periodi precedenti.

Il cerimoniale con sacrificio umano è riservato solo alle tombe regali, concetto che doveva essere allora strettamente connesso a quello di divinità: gli uomini muoiono, gli dei no.

Il Woolley calcola che Ur fosse una città vastissima, circa 4250 case con almeno 35 .000 abitanti; la «grande Ur» quindi doveva contare tra i 300.000 e i 500.000 abitanti, numero assai vicino al vero se si considera che Babilonia, nel momento del suo massimo splendore, superò il milione di abitanti.

Grande città, che dall’esame dei documenti archeologici, dalle ceramiche alle decorazioni su molti sigilli, ha permesso la conoscenza dell’arte e costumi in quel periodo. Fine 1a puntata segue.

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