Più gas serra meno birra.

Più gas serra meno birra.

Gas serra, se non ci sarà una diminuzione drastica delle emissioni, fra gli altri effetti negativi, avremo una minore disponibilità di birra e un altrettanto possibile aumento di prezzo, fino a 4 euro in più per una birra media.

Produzione mondiale birra
La birra è la bevanda più consumata al mondo. Nel 2018 sono stati prodotti 1.091 miliardi di Hl. fonte Statista 2018

Questo è quanto emerge da una ricerca svolta dall’Università di Pechino, coordinata dal ricercatore Wei Xie, che ha valutato quanto gli effetti dei cambiamenti climatici potranno influire sulla produzione della birra, la bevanda alcolica più bevuta al mondo.

La sola Cina ne produce 376 milioni di ettolitri, ed essendo al 1° posto nella classifica mondiale, è ovviamente molto interessata a prevedere quali effetti i cambiamenti climatici possano influire sull’industria birraria.

La ricerca è stata effettuata simulando cinque futuri diversi scenari di cambiamenti climatici e come questi scenari andrebbero a influire sui vari Paesi produttori di orzo, ingrediente primario per la produzione della birra, e particolarmente sensibile all’aumento di calore e alla siccità.

malteria
Vasche orizzontali di una malteria per la lavorazione dell’orzo.

È stata stimata una possibile diminuzione della produzione di orzo dal 3% al 17%, che influirebbe sulla futura disponibilità di birra, con possibili aumenti di prezzo dal 43% al 338%, a seconda della gravità dello scenario.

L’orzo è fra i cereali più coltivati al mondo.

Si stima che di questo cereale ne vengano raccolti 150 milioni di tonnellate l’anno, delle quale 26 milioni sono destinate alla produzione della birra.

L’Italia è costretta a importarlo da altri Paesi dato che, a fronte di una richiesta di oltre 170 mila tonnellate, ne produce meno di 100.

Gli Stati Uniti sono i più grandi produttori di orzo. Photo courtesy NBGA US

Per i birrifici ci possono essere delle possibili soluzioni, per affrontare il problema di eventuale carenza di orzo, quali: l’utilizzo di cereali meno nobili, come già avviene in alcuni Paesi, oppure di trovare nuove zone che con il riscaldamento globale previsto diverranno climaticamente più adatte.

Analoga situazione riguarda anche il luppolo.

La produzione mondiale di luppolo è stimata in circa 90 milioni di tonnellate l’anno.

I grandi Paesi produttori sono: gli Stati Uniti, la Germania, la Repubblica Ceca, la Cina, la Polonia, la Slovenia, l’Inghilterra, la Spagna e il Sud Africa.

luppolo
La coltivazione del luppolo in Italia si sta sviluppando grazie alla crescita dei piccoli birrifici. Photo courtesy by Hop Growers of America

E l’Italia?

Qualcosa si sta muovendo su questo fronte grazie allo sviluppo dei piccoli birrifici, che tendono a utilizzare prodotti del territorio o comunque italiani e ad alcuni birrifici agricoli che producono birra utilizzando risorse proprie.

La Cooperativa Luppoli Italiani, nata nel 2018 per iniziativa di un gruppo di aziende agricole del ravennate, ha stimato, per il nostro Paese, una richiesta di luppolo per oltre 3500 tonnellate che attualmente vengono importate per il 98% da vari paesi produttori tradizionali: Germania, Repubblica Ceca, Gran Bretagna, USA, etc.

Occorre agire subito per invertire la tendenza.

Le stime della ricerca cinese sono state effettuate su un arco di tempo che arriva al 2099, quindi c’è da sperare che qualcosa verrà fatto prima di questa data.

La ricerca fatta dall’Università di Pechino riguarda solo la coltivazione dell’orzo, ma sempre in riferimento alla produzione della birra, l’effetto serra influisce negativamente anche sulla coltivazione del luppolo.

Anche il luppolo, altro elemento essenziale per la produzione della birra risente negativamente dell’effetto serra.

Già nel 2015, a Parigi, nel corso di un Congresso Internazionale di Agricoltori era emerso che anche la produzione di luppolo subiva gli effetti negativi derivati dall’aumento del gas serra.

A denunciare il calo di produzione erano stati i produttori luppolo di due Paesi di grande tradizione, sia nella coltivazione di queste piante che nella produzione di birra: il Belgio e la Repubblica Ceca.

Le stime della produzione vanno riviste, ma l’emergenza rimane.

Va detto che la ricerca, essendo stata conclusa prima dell’avvento del Covid andrebbe in parte riconsiderata in fatto di dati sui consumi di birra, poiché nel 2020 sono diminuiti e ci vorrà qualche anno per recuperare le quote ante Covid.

I risultati di questa ricerca sugli effetti del gas serra sulla produzione di birra rappresenta comunque un segnale molto importante per quanto riguarda la necessità di mettere in campo tutte le azioni, da intraprendere con urgenza per salvaguardare l’ambiente.

I gas serra e il riscaldamento globale riguardano tutti i Paesi.

Mi auguro che si lavori subito sulle cause e non sui difficili, se non impossibili, rimedi a posteriori.

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