Storia della Birra: con re Hammurabi inizia l’industrializzazione. 5a puntata.

Storia della Birra: con re Hammurabi inizia l’industrializzazione. 5a puntata.

Con questa puntata si conclude la prima parte della Storia della Birra, tratta dal raro e prezioso volume “Origini e Storia della Birra” scritto da Pietro Wührer, un grande personaggio del mondo birrario, studioso appassionato della storia e della cultura della birra. Nel 1898 il padre Franz Saverio Wührer, fondatore della omonima e storica fabbrica di Brescia, gli affidò la direzione dell’azienda, dove Pietro Wührer apportò importanti innovazioni tecnologiche e produsse birre in grado di competere con le migliori marche nazionali ed estere di quegli anni.

Nessuna migliore prova ci può essere data sulla fabbricazione della birra in un’epoca così antica, che possa avere il valore di esattezza quale quella che ci è stata data dal monarca Hammurabi con le leggi del diritto sumerico.

Dal codice non risulta che nessun’altra bevanda, all’infuori della birra e del liquore di datteri (Usakani), fosse in uso presso quel popolo: solamente più tardi appare la vite e cioè all’epoca delle emigrazioni dall’Asia Minore.

Hammurabi fu un grande costruttore di templi e di importanti canali di irrigazione necessari in tutta la Babilonia, per la natura arida del terreno e diede anche il massimo aiuto all’industria per il maggior benessere del paese.

Così la fabbricazione del pane e della birra diede vita ad opifici importanti: la birra non era più fabbricata privatamente in piccola quantità, bensì da fabbricanti specializzati e con impianti organizzati per forniture su vasta scala.

Re Hammurabi inizia la trasformazione “industriale” della birra.

Questa trasformazione industriale della birra procede parallela a quella del grano, essendo ancora la birra prodotta in misura piuttosto elevata col pane.

La fabbricazione della birra, così organizzata, esige cure molto maggiori che non quella ristretta nell’ambito della famiglia ed al fabbricante si apre una nuova via di lavoro e di ricchezza.

La Babilonia sorta dalla fusione di due nazioni diverse, per civiltà e caratteri, raggiunse nell’incivilimento grandi altezze, poté dedicarsi alle arti, agli studi ma soprattutto al perfezionamento dell’industria alimentare, essendo una nazione prettamente agricola e commerciale.

Panettieri e birrai, i più benestanti.

Così vediamo che i fabbricanti di pane di birra babilonesi e assiri sono tutti in condizioni economiche floride, forse i più ricchi della regione, per quanto su loro venisse esercitato un rigidissimo controllo da parte dello Stato, per mezzo del sovraintendente al granaio, che assegnava il cereale da destinarsi alla produzione del pane e della birra con la massima precisione.

La ricchezza era rappresentai soprattutto dal possedimento del materiale, perché, sebbene i Babilonesi avessero creato la prima valuta metallica con peso fisso (per quanto non si trattasse ancora di monete coniate in argento o oro), pure il commercio della birra ed il pagamento della mercede ai prestatori di lavoro doveva essere effettuato in natura, secondo le disposizioni del codice assiro.

Gli dei siedono a mensa e bevono birra.

Le divinità semitiche della vegetazione figurano nel Pantheon babilonese con altre dee della vegetazione come Star, più grande dea dei popoli della valle de l’Eufrate e del Tigri.

In questa figura fusero due divinità, una di origine sumera ed una semitica.

Nel museo per l’ Asia anteriore di Berlino si può vedere l’ idolo che raffigura Star.

Nel consesso degli dei, che Marduk dio dei fondatori del regno semitico Babilonia convoca per la lotta contro Tiamat, gli dei siedono alla mensa, mangiano pane e bevono birra.

La dolce birra fuga il loro timore.

Al museo Kaiser Friedrich di Berlino troviamo un rilievo della Nim-ur-ta, con in mano un tralcio di dattero; frutti di papavero le scendono dalle spalle e nel nastro che le cinge la fronte essa porta spighe di orzo e spelta, il simbolo più perfetto dell’antica civiltà agricola babilonese.

La divina birra nei testi sacri.

Nei testi religiosi troviamo una «dea della birra (Nin-Kas), la «divina birra» ha il suo posto nel Pantheon babilonese come il «sacro pane», la «sacra spelta» «l’orzo divinizzato» ed il «dattero divino».

Spelta, orzo, datteri, la cui coltivazione risale ai tempi più antichi, sono entrati come divinità nell’Olimpo babilonese come il pane e la birra.

I sacrifici sono un dovere del cittadino già nei tempi più remoti e consistono essenzialmente in pane e in birra.

Scene rappresentanti questi sacrifici le troviamo in numerosi rilievi e su cilindri-sigillo in tutti i periodi della storia babilonese.

Il dono viene portato sulle braccia e presentato al dio, oppure già preparato sull’altare, mentre la birra per le libagioni è preparata in recipienti adatti, presso il Dio.

Per le scene di esorcismo, di penitenza o purificazione, ove i lavacri avevano una grande importanza, si deve ritenere contenessero acqua lustrale; per le libagioni, invece contenevano birra e le canne per sorbirla.

Fra le scienze pratiche, quella della medicina non ebbe in Babilonia ed in Assiria uno sviluppo particolare.

I Babilonesi attribuivano ai loro re il potere di dettare cure mediche e si appellavano con fiducia al medico per essere liberati dal male.

Le tavolette che furono rinvenute nella vecchia Babilonia forniscono ricette a base vegetale, sciroppi di orzo, erbe purgative, ecc., che sono da riguardare come formulari.

Esse sono unite ad una grande quantità di altre tavolette, i cui testi, di carattere per lo più religioso, sono costituiti da incantesimi, nei quali testi si indicano i mezzi da apprestarsi all’ammalato per scongiurare il peggioramento del male da cui è afflitto.

Erbe e sciroppo d’orzo per curare le malattie.

In molti casi si ricorre all’oracolo, che vuole essere una serie di preghiere alla divinità, invocata nei casi di grave malattia.

Si fanno scongiuri contro il demone della febbre e il mal di capo e normalmente si prescrivono sciroppi di orzo formanti un infuso con speciali erbe purgative.

Così, poiché la Babilonia divide gli dei più importanti in divinità molto diverse, che nel loro specifico campo hanno estrema autorità, anche le implorazioni per le guarigioni son rivolte alle singole divinità, anche le implorazioni per le divinità.

Il dio «Sin», che appare alla testa del Pantheon, dio della sapienza e dio dell’agricoltura, era adorato nella Babilonia ad Ur e in Assiria ad Azza.

Gli dei buoni donano vita e salute, mentre le malattie vengono causate dagli spiriti maligni, i «demoni».

Contro i «demoni» ci si può difendere solo mediante esorcismi magici o, indirettamente, invocando l’aiuto del dio protettore.

Il dio risanatore del Pantheon babilonese è la divinità Nim-Ur-taa che abbiamo già nominato nella sua qualità di dea della spelta e dell’orzo e che appare anche sotto le spoglie di Nibada, dea della birra.

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