Barley Wine inglesi o Barleywine americane?

Barley Wine inglesi o Barleywine americane?

Nate in Inghilterra alla fine del 1800, le Barley Wine sono birre che si ispiravano a vini liquorosi come lo Sherry e il Porto. Sono state riprese dalle Craft Breweries USA negli anni ‘70 e diversi anni dopo sono ritornate in Europa…più luppolate.

Barley Wine non è un vero e proprio stile birrario, ma indica un particolare tipo di birra corposa, di alta gradazione, nata verso la fine del XIX secolo in Inghilterra.

La traduzione di Barley Wine chiarisce subito l’intenzione del birraio di creare una birra che richiamasse le caratteristiche di gusto del vino e più precisamente di vini liquorosi come il Porto e lo Sherry che erano molto amati dall’aristocrazia britannica.

Il risultato di questo tentativo di imitazione fu una birra di alta gradazione, di corpo robusto e di grande carattere, che arrivava anche ai 12° alcol in volume.

Birre di forte gradazione alcolica venivano già prodotte in tempi molto precedenti alle Barley Wine, ma con caratteristiche completamente diverse.

Le Barley Wine ebbero un buon successo per le loro particolari espressioni aromatiche ricche di sentori, per l’abboccato morbido, doti particolarmente evidenti in quelle invecchiate.

Venivano prodotte con il metodo dell’alta fermentazione con una tecnica che prevedeva una lunga bollitura del mosto, in modo da ottenere una maggiore concentrazione e poi si procedeva a una fase di sobbollizione che provocava l’imbrunimento di colore e faceva emergere il dolce della melassa, per effetto della carbonizzazione degli zuccheri.

Le Barley Wine si affinano nel tempo.

Questo metodo di cottura, cui seguivano le fasi di fermentazione e lunga maturazione fino a due anni in botti di legno, permetteva ai birrifici di ottenere un birra di colore bruno ramato, di gusto tendente al malto, al tostato, al dolce, malgrado nella lavorazione si utilizzasse una buona dose di luppolo.

L’amaro del luppolo, nelle Barley Wine serve a controbilanciare l’eccessiva dolcezza determinata dal caramello.

Il luppolo svolge, ovviamente, anche la sua funzione di conservante e grazie alla forte gradazione alcolica le Barley Wine possono essere consumate anche dopo alcuni anni.

Generalmente viene indicato un periodo indicativo di due anni, ma vi sono delle Barley Wine, come la famosa Thomas Hardy’s Ale, prodotta nel 1968 per commemorare il 40° anniversario della morte del famoso scrittore inglese, per la quale il birrificio consigliava di non aprirla prima di 5 anni.

La Eldridge Pope, che l’aveva prodotta, indicava in etichetta la data di produzione proprio per permettere al consumatore di decidere quando far saltare il tappo, introducendo così il concetto di birra “millesimata”.

Questa variabilità dei tempi di consumo derivava dal tipo di produzione e in particolare dalla possibili rifermentazione e al metodi di maturazione.

Le Barley Wine hanno la caratteristica di migliorare ed esprimere il massimo nella percezione del gusto dopo una lunga maturazione in cantina, che avveniva in botti di legno che spesso avevano contenuto Porto, Sherry o Whisky e che ovviamente influivano a dare un’impronta particolare alla birra.

Le Barley Wine inglesi ebbero molto successo per oltre un secolo, fino a metà degli anni ‘70, quando la moda delle birre Lager e delle Strong beer (che erano molto alcoliche, ma più beverine) invase la Gran Bretagna.

Anche per la birra ci sono corsi e ricorsi storici.

Ne restarono sul mercato solo alcune che venivano considerate specialità di nicchia o che venivano prodotte solo in occasioni speciali (Anniversary Beer).

Ma anche nel mondo della birra, come sosteneva il filosofo napoletano Gianbattista Vico “ci sono corsi e ricorsi storici”.

A volte per innovare bisogna voltarsi indietro e le Barley Wine inglesi ripresero aessere conosciute e apprezzate grazie al movimento americano delle Craft Brewerie che negli anni ‘70 stava iniziando a svilupparsi.

Così come avvenne per le IPA e per altre specialità inglesi, belghe e tedesche, i brewers americani iniziarono a produrre le Barleywine (in America hanno unito le due parole).

La prima Barleywine americana, la Old Foghorn, fu prodotta dalla Anchor Brewing Company di San Francisco, il birrificio di Fritz Maytag, il pioniere che fece da battistrada al movimento delle craft breweries (fu anche il primo a produrre una IPA americana).

Naturalmente le prime Barleywine USA si ispiravano a quelle inglesi ma, come avvenne per altre specialià birrarie, le diverse materie prime disponibili sul posto e la creatività dei mastri birrai americani svilupparono. in tempi abbastanza brevi, caratteristiche diverse dalle originali.

Le Barleywine americane sono più luppolate e non poteva essere diversamente considerando che la stessa evoluzione avvenne per le IPA USA rispetto alle storiche inglesi.

Mentre nelle Barley Wine inglesi il luppolo non è percepibile e lascia spazio a un gusto complesso con sentori di malto, tostato e caramello nelle Barleywine americane l’amaro è invece ben percepibile e emergono le note del luppolo.

Anche la schiuma le differenzia, quasi inesistente nelle inglesi, presente e a volte esuberante (nonostante l’alta gradazione alcolica non la favorisca) nelle americane.

In Italia vengono prodotte alcune Barley Wine che però si ispirano prevalentemente a quelle americane, così come è avvenuto per le IPA.

Le Barley Wine, dato il loro grado alcolico e la complessità, sono birre da degustazione e per esprimere le loro affascinanti caratteristiche di gusto si devono bere a temperatura di cantina (14-16°).

Nel caso delle Barley Wine, se la data in etichetta risale a qualche anno fa è uno di quei rari casi per la birra da considerare come un pregio, non un difetto.

Ho avuto l’occasione di partecipare a una verticale degustando alcune annate di Thomas Hardy alla Eldridge Pope, a Dorcester nel 1989, grazie all’invito dell’importatore italiano di quegli anni.

È stata un’esperienza unica, paragonabile a quella, per un appassionato di auto, di guidare una Ferrari, anzi no, in questo caso una Rolls Royce, ma non una qualunque, quella della regina.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »