Birra e Amaro, “amici di luppolo”.

Birra e Amaro, “amici di luppolo”.

Il luppolo, la pianta i cui fiori danno l’amaro alla birra e viene utilizzato anche per altri scopi, per cibi e bevande.

In questo caso è stato impiegato per dare il suo tocco “luppolesco” ad un amaro e più precisamente all’Amaro Sior Luppolo prodotto dalla distilleria Villa de Varda.

Ho deciso questa digressione, dal tema strettamente birrario, poiché agli appassionati alla birra il luppolo desta sempre interesse.

Per lunghi anni il luppolo ha lavorato dietro le quinte, per aromatizzare la birra, per conservarla meglio e più a lungo.

Lo conoscevano solo i mastri birrai, una parte degli addetti ai lavori e naturalmente chi lo coltivava.

Qualcuno lo utilizzava in cucina per qualche piatto particolare, come la minestra di bruscandoli (così sono chiamati i fiori del luppolo in alcune zone).

Poi negli anni ‘90, i birrifici craft americani hanno iniziato a valorizzarlo, contribuendo anche a far coltivare nuove specie e a diffondere il suo verbo attraverso le loro IPA super luppolate e in anni più recenti nella produzione di altre bevandee distillati a base di luppolo.

Ma anche in Italia, in tempi più recenti, il luppolo ha fatto un grande salto di notorietà, quando Carlsberg Italia decise di presentare una gamma di Birra Poretti indicando il numero di tipologie di luppoli utilizzati per produrre la birra.

Così il luppolo è diventato una star nel mondo birrario, un grande protagonista.

Anche il consumatore, che la birra la beve volentieri senza essere un esperto birrologo, ha cominciato a conoscerlo.

La presenza del caratteristico fiore verde sulla bottiglia dell’Amaro Sior Luppolo, mi ha incuriosito e ho deciso di conoscerlo meglio.

Così ho scoperto che l’Amaro Sior Luppolo, viene prodotto da una distilleria del Trentino, Villa de Varda di Mezzolombardo, situata nella Piana Rotaliana, un’area molto nota per i suoi vini, e che appartiene alla famiglia Dolzan, che da 6 generazioni sono produttori di grappa e distillati.

La produzione della distilleria Villa de Varda è prevalentemente dedicata alle grappe invecchiate in barrique.

Per gli appassionati, oltre alle grappe, la distilleria offre la possibilità di visitare il museo, ricco di oltre 1600 attrezzi, che racconta la storia dell’attività di 6 generazioni della famiglia Dolzan, titolari di Villa de Varda.

Approfondendo la mia ricerca, sull’Amaro Sior Luppolo, un’altro elemento mi ha colpito: il luppolo utilizzato per dare il suo tocco amaricante è coltivato nello stesso territorio, quindi piante autoctone.

La coltivazione di luppolo in Trentino nella affonda le sue radici storiche fino dai tempi dell’impero Austro Ungarico poiché in quell’epoca erano attivi oltre cinquanta birrifici.

La coltivazione è stata ripresa da alcuni anni, con buoni risultati, grazie alla nascita delle nuove realtà birrarie.

Un’altra similitudine storica che lega l’amaro alla birra, oltre alla presenza del luppolo fra le erbe e le spezie utilizzate, è il fatto che entrambe le bevande si sono sviluppate, qualitativamente, grazie all’esperienza dei Monaci che fin dal medioevo li producevano nelle loro Abbazie.

Birra prodotta dai Monaci fin dal Medioevo

I Monaci fin dal Medioevo erano grandi esperti nella preparazione di liquori e distillati, oltre che nella produzione della birra.

Una volta raccolti questi elementi, che mi hanno coinvolto nella nella storia e nella conoscenza di questo interessante amaro al luppolo, la mia curiosità si è rivolta all’assaggio.

Colore: ambrato medio

Profumi: fiori, frutti rossi e sentori di ciliegia

Gusto: si percepisce il luppolo nella fase iniziale, pulito, delicatamente amaro, ben bilanciato e persistente.

Corpo: medio, che non tende al liquoroso.

Gradazione alcolica: contenuta 28°

L’Amaro Sior Luppolo, lo vedo molto bene al Pub con “l’amica di luppolo”, la birra.

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