Il Colore della Birra, che differenza fa?

Il  Colore della Birra, che differenza fa?

Quando beviamo una birra la prima cosa che notiamo è il colore.

La vista è il primo dei nostri sensi che interagisce con la bevanda per valutarne colore, brillantezza, limpidezza o opacità.

Da questo primo esame visivo e dalla percezione che ne ricaviamo, vengono influenzate anche le nostre aspettative relative al gusto, grado alcolico e corposità.

Se una birra è rossa, ad esempio, la nostra aspettativa sarà quella di bere qualcosa di dolce e più è scura penseremo che è più corposa.

Un esempio classico è una domanda che mi viene fatta spesso:

“Ma le birre scure sono più forti di quelle chiare?”.

Perché questa domanda?

Perché ogni colore risveglia in ciascuno di noi un’esperienza diversa, che può tradursi in un “mi piace” o “non mi piace”.

Questo collegamento fra i colori e le nostre reazioni, è diverso se riferito ad oggetti o ad alimenti e bevande.

Ad esempio: l’oro negli oggetti stimola pensieri di ricchezza, mentre per la birra ricorda il grano e l’orzo.

Ci sono colori che sono legati ad alimenti che in genere piacciono a tutti come il rosso per il pomodoro, il verde per l’insalata, il giallo per gli agrumi e il marrone per il cioccolato.

Altri, invece, come il nero per il caviale non piace proprio a tutti, alcuni ne vanno pazzi, mentre altri non lo apprezzano.

Questa introduzione su come il colore influisce sulle nostre scelte spiega come mai le birre dorate sono, generalmente, più bevute rispetto alle ambrate e alle scure.

Quando le Birre erano tutte Scure

Per moltissimi anni, dal tempo degli antichi Egizi fino al 1836 quando fu prodotta la prima Pils, le birre erano tutte scure e torbide.

I bevitori dell’epoca conoscevano la birra solo così e, probabilmente, la bevevano per il suo contenuto alcolico più che per l’aspetto.

La birra veniva consumata in boccali di vari materiali: terracotta, ceramica, peltro, etc… che non permettevano di percepirne la trasparenza, quindi la torbidità non interessava molto.

La Pils, nata in Boemia, è stata la prima birra chiara, dorata per la precisione, e da quel momento tutti i birrifici iniziarono la produzione di birre chiare.

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Attualmente l’oro è il colore che contraddistingue più del 80% delle birre bevute nel mondo.

Fortunatamente, malgrado questo dominio delle birre dorate, i birrifici non hanno smesso di produrre stili e colori diversi, mantenendo in vita o innovando tipologie storiche e permettendoci così di poter scegliere fra una vasta scelta di specialità.

Come ho già accennato le Pils sono tutte color oro chiaro, mentre le altre tipologie possono avere diverse tonalità che spaziano dal giallo paglierino, all’ambrato, al marrone, fino ad arrivare al nero.

Ma da cosa dipende il Colore della Birra?

Sostanzialmente dal trattamento del malto, ovvero dalla temperatura e dal tempo di permanenza cui viene sottoposto in fase di tostatura.

Ecco gli abbinamenti fra malto e colore:

  • I malti chiari vengono tostati con temperature fino a 80° danno birre chiare.
  • I malti ambrati vengono tostati con temperature fino a 100°/110° danno birre rosse/ambrate.
  • I malti scuri vengono tostati con temperature fino a 150° danno birre scure.
  • I malti dark vengono tostati con temperature fini a 200° e oltre danno birre nere.

Il malto e la tostatura influiscono, oltre che sul colore, anche sul gusto finale della birra.

Vengono usati, per fare alcune birre, dei malti speciali che conferiscono alla birra dei sentori di caffè e cioccolato.

Una curiosità: se vi capita di vedere qualcuno che beve una birra verde, il malto non c’entra nulla.

Sicuramente è un irlandese che festeggia il St. Patrick Day, giornata in onore di San Patrizio patrono della nazione.

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In quel giorno gli irlandesi, ma non solo loro, bevono birra chiara miscelata con il Curaçao, un liquore azzurro che gli conferisce un colore verde brillante.

Tornando all’esame visivo della birra che stiamo per bere, nel momento che avviciniamo il bicchiere birra alle labbra noteremo, oltre al colore, il cappello di schiuma e il suo perlage.

La schiuma generalmente è bianca, ma in alcune birre può essere di color nocciola, come nelle Porter e Stout.

In merito al perlage, in genere le bollicine più sono piccole più sono apprezzate.

Limpidezza o Torbidità: un altro aspetto visivo

Nei tempi antichi, oltre che scure, le birre erano tutte torbide.

La presenza di lieviti e parte dei residui delle materie prime conferiva un certo corpo alla birra che veniva apprezzata, oltre per il grado alcolico, anche come alimento, in quanto considerata come “pane liquido”.

Solo verso la metà del 1800, prima con la nascita delle Lager e subito dopo delle Pils, l’aspetto visivo cominciò ad avere la sua importanza.

Quando dai boccali di ceramica o peltro si passò al vetro, la limpidezza cominciò ad avere una sua ragion d’essere.

Attualmente la maggior parte delle birre che si bevono al mondo sono filtrate e quindi limpide.

Con l’avvento dei microbirrifici abbiamo assistito ad un ritorno della birra non filtrata, che sta tuttora incontrando un grande successo.

Prima di concludere, rispondo alla domanda iniziale: le birre scure sono più forti delle chiare?

La risposta è no, o meglio non necessariamente.

Non è il colore che fa il grado alcolico, potrete trovare birre bionde che arrivano a 12° e birre scure che hanno solo 4°, o viceversa.

Come ho scritto all’inizio è la percezione del colore che crea un’anticipazione sulla gradazione alcolica e sul gusto, che spesso non corrisponde alla realtà.

Il mio consiglio per degustare una birra è di leggere prima sull’etichetta il grado alcolico, così da far cadere ogni eventuale pregiudizio e gustarvela con grande soddisfazione.

E il vostro colore preferito qual è?

Dammi una birra!

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